ex prof 2.0

Io non sono un pessimista. Sono un ottimista informato sui fatti. E il mio ironico disincanto deriva dalla sorridente amarezza di un rosario infinito di fallimenti. Per decenni ho creduto che le TIC potessero finalmente realizzare i sogni di antichi pedagoghi (Papert, Freinet…)

e piegare la didattica verso lidi costruzionisti (costruttivisti) dove i ragazzi diventano protagonisti del loro apprendimento, il docente è un maestro di bottega e la scuola un ambiente educativo gioioso ed efficace. Purtroppo non è stato così: la scuola non è cambiata, è solo peggiorata.

Per cui, anche se amo il mio mestiere, parlerò bene – molto bene – della sostenibile leggerezza della rivoluzione digitale. Ma parlerò male – molto male – della scuola.


prof 1.0

Operaio, bracciante, trattorista, barman, ufficiale, cameriere, mobiliere, giornalista, venditore di pentole, assessore…

Ma il mestiere più bello è quello di insegnare.

Ho insegnato agli studenti di ogni ordine e grado. Ho insegnato agli insegnanti. Ho insegnato ai lavoratori. Ed è stata la sfida più appagante.

Perché qualsiasi laureato normodotato è in grado di gingillarsi con le analisi strutturali di un sonetto minore. Ma spiegare l’ironia sveviana a studenti lavoratori in perenne lotta con il sonno è ben altra impresa. Una bella impresa.

Da lì la voglia di scrivere facili appunti sui miei amici Dante e Petrarca, Foscolo e Leopardi, Svevo e Pirandello, Baudelaire e Kafka.


0.0 prof

Prof, ma perché lei fa anche il politico, che mio padre dice che tutti i politici sono…

Semplice, Alice: dopo l’amore, la politica è l’aspetto più importante della vita. Da quando l’uomo ha deciso di vivere in società, ha bisogno di regole. E le regole le stabilisce la politica. Dunque non si può fare a meno della politica, perché l’uomo sociale non può fare a meno di regole. Ed anche se noi non ci occupiamo in prima persona della politica, sarà comunque la politica ad occuparsi di noi.

Quindi: tanto vale partecipare per non essere partecipati.

Perché è la politica a decidere se una piazza antica deve essere un parcheggio o un’oasi di bellezza, è la politica a decidere se socializzare l’assistenza o privatizzare il dolore.




post recenti:

L'epica del calcio

Ai tanti colleghi che mi chiedono perché in questi giorni io sia così depresso, addolorato, scostante rispondo francamente che sto ancora male per la sconfitta della juve. Chi sa, capisce. Persino gli interisti a cui sia rimasto un briciolo d’anima sportiva.

Ma i più, mi guardano strano. Pensano ad una qualche forma di masochistica ironia, ad un alibi per psicosi inconfessate, ad una probabile idiozia senile, od ad un infantilismo cronico. E partono d’acchito sorrisi di compatimento, e il facile sarcasmo, e le espressioni adulte di scandalo e stupore.

Già, perché un esimio professore nonché probo amministratore non può essere così patetico da stare male per una partita di calcio.

leggi di più 0 Commenti

Uguali, ma diversi


[risposta ad un'intervista, pubblicata su http://mosaicotfa.blogspot.it]

 

Nell’ambito della sua esperienza di docente di italiano ha riscontrato differenze sostanziali fra la generazione presente, generalmente definita col termine ormai abusato di “nativi digitali”, e le precedenti? Se sì, in cosa?

 

No e sì.

 

Per molti aspetti i ragazzi di oggi sono uguali ai ragazzi di ieri. I ragazzi di oggi, come i ragazzi di ieri, ridono, piangono, corrono, cazzeggiano, imprecano, talvolta pregano… Si abbandonano trepidi ai riti delle seduzioni, si baciano sotto i portoni, si amano, si lasciano, si commuovono per un tramonto sul mare… Cercano l’amico del cuore, vivono nel sogno di poi, si sentono belli o brutti, desiderati o reietti.

leggi di più 0 Commenti

Io non sono pessimista:

Io non sono pessimista: sono un ottimista bene informato.

Mi hanno chiamato a dire qualcosa sull’uso delle “nuove” tecnologie a scuola. Qualcosa di bello, di stimolante, di motivante.

Io so che la rivoluzione digitale è cosa buona e giusta.

E che è bella, leggera, ventosa, intrigante, comoda, indossabile.

Con l’iPad mi porto il mondo che voglio, dove voglio, quando voglio.

Anche qui ed ora, sul mio balcone, con una tazza di té, la brezza fra gli alberi e la gatta sulle ginocchia.

Quella digitale è una rivoluzione gentile, ecologica, elegante, sottilmente intelligente ed ironica.

Ovunque. Tranne a scuola.

Per cui, non so se riuscirò a dire cose carine e motivanti sulle nuove tecnologie a scuola.

Perché la scuola fa di tutto per trasformare la leggerezza in pesantezza. La semplicità in complessità. La libertà in costrizione. La bellezza in grigiore. La creatività in prescrizione. L’apprendimenti in istruzione.

Per far entrare un po’ di aria fresca nell’infilata grigia di aule grigie basterebbe dire ai nostri ragazzi di aprire la finestra che hanno in tasca. O nello zaino.

E respirare il vento di cime tempestose, e il profumo delle ninfee, e il sole di Montmartre e l’inno alla gioia. E salutare il viandante sul mare di nebbia mentre leggiamo la ballata del vecchio marinaio ascoltando un notturno di Chopin.

Già, basterebbe. Ma…

No, non sono pessimista: sono un ottimista bene informato.

0 Commenti